Da fenomeno di culto per collezionisti a successo virale tra le nuove generazioni: con oltre 1,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok, “Melody” ha riportato i Plustwo & Belen Thomas al centro della scena. Ora il duo torna con “Survivor (1989 Future Mix)”, nuova rilettura del celebre brano di Mike Francis che unisce l’identità degli anni Ottanta a sonorità contemporanee, confermando la forza di un progetto artistico indipendente
L’intervista di Antonella La Mantia e Maria Sole Stancampiano
Dopo la riscoperta internazionale di “Melody”, brano cult dei Plustwo del 1983, diventato fenomeno globale su TikTok nel 2020, i Plustwo & Belen Thomas sono da poco tornati con “Survivor (1989 Future Mix)”, il celebre brano di Mike Francis del 1984, interpretato in una seconda edizione con Belen Thomas nel 1989 e riletto ora in chiave contemporanea, pur mantenendo intatta l’anima “Spanish dance” anni ’80.
In questa nuova versione, le parti vocali originariamente affidate a Mike Francis, sono interpretate da Marina Bianchi, alias Sue Sadlow. Un ritorno indipendente guidato dalla resilienza che evidenzia come determinati fenomeni musicali mantengano intatta la propria rilevanza nel tempo, superando le barriere generazionali.
Quello dei Plustwo & Belen Thomas è un progetto che affonda le radici nei primi anni Ottanta tra Venezia e Roma con Giorgio Costantini alle tastiere e alla produzione, le sorelle Belen Thomas e Sue Sadlow alle voci e Renzo Zulian a chitarra, sax e voce, tra italo-disco, elettronica e pop melodico con uno stile istintivo e lontano dai cliché.
Il progetto musicale è tornato poi alla ribalta negli anni ’80 con il brano “Melody”, brano cult dei Plustwo del 1983, che, in una nuova versione autoprodotta, è riuscito nel 2020 a diventare un fenomeno mondiale: oltre 1,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok e 26 milioni di stream su Spotify, guadagnandosi il primo posto nella Spotify Viral Chart del Regno Unito e il terzo negli Stati Uniti. Un successo che ha portato la band all’attenzione di una fascia d’ascolto tra i 20 e i 30 anni.

Oggi, con la pubblicazione del nuovo singolo “Survivor (1989 Future Mix)”, gli artisti non si limitano a reinterpretare un classico della dance italiana, ma delineano la propria attitudine alla resilienza e all’evoluzione stilistica, agendo al di fuori dei vincoli delle major per seguire una progettualità autonoma, e confermando come la valorizzazione del proprio passato possa trasformarsi in una risorsa per ridefinire i codici del pop contemporaneo.
Dal 22 maggio è in radio la vostra versione di “Survivor”, il celeberrimo brano di Mike Francis del 1984, riproposta poi nel 1989 in duo con Belen Thomas. Riportare alla luce una pietra miliare del genere è un’operazione affascinante e al tempo stesso coraggiosa: come è nata l’idea di questo “1989 Future Mix” e quali sono state le sfide principali nel ridare una nuova veste a un classico così amato, mantenendone intatta l’anima?
Survivor” faceva già un po’ _parte della nostra storia. Il remake cantato nel 1989 da Belen Thomas insieme a Mike Francis ha coinvolto personalmente i Plustwo: io ne scrissi l’arrangiamento, Belen lo interpretò e anche Sue Sadlow era con noi in studio in quell’occasione. Dopo il successo ottenuto di recente con “Melody”, desideravamo riprendere altri brani che avevano fatto parte del nostro percorso, e “Survivor” era sicuramente uno dei più affascinanti.Questa nuova versione ha un’anima vintage, realizzata utilizzando gli strumenti e i suoni originali dell’epoca, e una parte più aggiornata, costruita con tecniche di missaggio attuali, per poter reggere il confronto con un mercato e un suono che in tre decenni sono notevolmente cambiati. La vera sfida consisteva nel trovare il giusto balance tra tradizione e innovazione.
Il testo di “Survivor” parla chiaramente di resistenza e trasformazione. Voi stessi avete accennato al fatto che questo brano, in qualche modo, riflette anche la storia e l’evoluzione della vostra band. Vi va di raccontarci qualcosa in più su questo parallelismo?
Suonare in una band, a volte, permette di creare un rapporto profondo di amicizia che dura negli anni, e questa è stata l’eredità piú importante della nostra prima formazione. I Plustwo, dal punto di vista discografico e prima di questo reincontro, sono esistiti solo un paio d’anni agli inizi degli anni ’80. Ma nel tempo abbiamo continuato a frequentarci, a sviluppare progetti insieme, oltre ad aver avuto il privilegio di costruire quattro carriere differenti nell’ambito della musica, dalla lirica che ha visto Renzo Zulian nei piú importanti teatri in tutto il mondo, alle carriere soliste di Belen Thomas e Sue Sadlow come interpreti fino alla mia attivitá che mi ha permesso di accompagnare come musicista oltre duecento artisti.Il ritrovarci dopo decenni per dare un seguito a un progetto giovanile è, per noi, una sorta di sopravvivenza.
Abbiamo avuto il piacere di conoscerli meglio grazie a un’interessante intervista.
Il vostro brano del 1983, “Melody”, ha vissuto una seconda giovinezza incredibile, superando 1,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok e conquistando la Generazione Z, passando così, da un giorno all’altro, dall’essere un “cult per collezionisti” a un fenomeno virale mondiale. Come ha influito questo successo sulla decisione di rimettervi in gioco insieme?
Mi è difficile immaginare un modo più piacevole di ottenere questi risultati. Dopo il 2010 qualcosa era già nell’aria: ci contattavano i DJ perché avevano scoperto questo vinile, qualcuno arrivava dagli Stati Uniti per farselo firmare e le poche copie dell’epoca venivano vendute a prezzi stratosferici.Quattro nuove ristampe del vinile sono andate a ruba, e a quel punto abbiamo voluto renderci indipendenti da un vecchio master ormai irreperibile, dalle case discografiche e dagli editori. Così abbiamo recuperato gli strumenti degli anni ’80 e abbiamo risuonato nota per nota il brano, esaminando e riproponendo le stesse imperfezioni esecutive e lo stesso spirito.L’intuizione si è dimostrata giusta, perché nel 2020 “Melody” è letteralmente esplosa su TikTok, trascinando la nuova versione del brano al primo posto nel Regno Unito nella Spotify Viral Chart e al terzo posto negli Stati Uniti.
Il vostro pubblico di riferimento oggi è sorprendentemente giovane, con una fascia di maggior ascolto concentrata tra i 20 e i 30 anni. Cosa pensate che i ragazzi di oggi trovino nella vostra musica che manca nelle produzioni attuali totalmente digitali?
Non penso si tratti di una demarcazione netta tra digitale e analogico. Credo sia più la ricerca di una libertà espressiva che oggi, nella musica mainstream, viene spesso a mancare. I brani di successo rischiano di essere sempre più omologati nelle sonorità, negli schemi e nelle melodie.Non è un caso che molti grandi artisti ripropongano nel loro repertorio stili fortemente ispirati al passato, da Dua Lipa a Bruno Mars, fino a Purple Disco Machine, che richiama perfettamente un certo immaginario disco e dance. Nel loro caso si tratta di riproporre sonorità del passato; nel nostro caso sono creazioni di prima mano. Non imitiamo il passato: in un certo senso lo siamo.Il trucco è stato tradurlo in un suono più fresco e dinamico. Per le generazioni attuali, poter attingere a qualsiasi repertorio o nicchia di ogni epoca è una risorsa inimmaginabile prima dell’era dello streaming.
Come definireste la vostra attuale cifra stilistica all’interno del mercato discografico odierno e come siete riusciti a mantenere nel tempo la vostra identità?
Per periodo storico e provenienza ci inseriscono spesso nell’italo-disco, ma il nostro stile non é facilmente catalogabile, tanto che spesso ci ritroviamo inseriti in misteriose playlist “Balearic” o “Proto-nu-disco”Forse perché i brani che abbiamo realizzato hanno identità di volta in volta differenti: ibridano generi e passioni, nascono da esperimenti e fallimenti, e forse proprio la loro difficile collocazione ha fatto sì che venissero scoperti molti anni dopo.Nel caso di “Melody” e del suo recente restyling, dopo il successo su TikTok siamo stati contattati da cinque major nell’arco di una settimana. Ma la cosa più incredibile è che, come conseguenza dei nuovi missaggi e di un video vintage restaurato, erano convinti fossimo una band di ventenni che fingeva di essere negli anni ’80. Ci hanno chiesto dei nostri piani futuri, di fargli sentire altro materiale. Per la prima volta ci siamo presi la soddisfazione di dire no alle case discografiche!Ma i progetti futuri ci sono: stiamo lavorando a idee nuove e a intuizioni rimaste in sospeso, con quello stile che ci ha sempre contraddistinto e che, da indipendenti, possiamo permetterci di seguire senza troppi vincoli: lasciarci guidare dall’emozione, senza preoccuparci troppo della forma.
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