Nel deserto dell’anima, l’incontro simbolico tra la testimone della Resurrezione e il santo di Assisi diventa dialogo sul perdono, sulla memoria e sulla forza dell’amore

Pierfranco Bruni
Maria Maddalena cammina. Il deserto non è sabbia. È luce che ha consumato la sabbia.
I suoi occhi portano il verde dei mari. Mari che hanno visto il Calvario, che hanno tenuto la tempesta senza affondare.
Cammina senza orme. Dove passa, l’aria si fa più bassa, come per ascoltare.
Dall’altra parte del vento arriva un uomo scalzo. Cappuccio consumato, corda alla vita. Porta addosso l’odore delle stoppie e degli ulivi. Si ferma. La guarda.
È Francesco. Francesco d’Assisi.
Non c’è stupore. Solo riconoscimento.
FRANCESCO
Tu sei colei che ha visto prima.
Tu sei colei che ha parlato quando l’alba era ancora timida.
MARIA MADDALENA
L’ho visto tra i cedri.
Aveva il corpo di luce e la voce di rugiada.
Mi ha chiamata per nome. E il mio nome è tornato a essere casa. Nei tramonti ci siamo detti addio e inizio. Nelle aurore ci siamo detti memoria e promessa.
Il vento tace. Anche le pietre si fanno ascolto.
Francesco si inginocchia. La terra è dura, ma lui la rende altare.
Prende le mani della Maddalena. Sono mani che hanno toccato la pietra del sepolcro e l’hanno trovata vuota.
FRANCESCO
Dammi le tue mani. Non per avere. Per chiedere.
Chiedo perdono. Non per me. Per noi che dimentichiamo. Pet me che dimentico.
Chiedo perdono per ogni sguardo che non ha saputo vedere, per ogni parola che ha spezzato invece di cucire. Per ogni dimenticanza nell’affanno dei giorni.
La sua voce somiglia al Cantico. Non alle parole. Al respiro. È il Cantico dell’Amore che si fa carne povera. È il Cantico dei Cantici che si fa terra e cielo insieme.
MARIA MADDALENA
Alzati, fratello. Alzati! Le ginocchia a terra sono belle, ma il mondo ha bisogno di uomini in piedi. Le mie mani non assolvono. Ammaestrano. Ammontano.
Hanno imparato dal mare l’accogliere e il restituire. Hanno imparato dal Calvario: tenere e lasciare andare.
Gli posa le palme sulle tempie. Non è gesto di dominio. È gesto di pace. Di dolcezza. Di amore profonda.
MARIA MADDALENA
Perdonare è amare.
Amare è restare quando tutto invita a fuggire.
Amare è nominare ciò che è stato perduto e restituirgli voce.
FRANCESCO
Allora insegna.
Io ho parlato alle rondini e ai lupi. Ho chiamato fratello il sole e sorella la luna.
Ma tu hai parlato con la Morte e con la Luce e hai trovata tutto con la Speranza e la Luce nella notte. Tu hai visto il Risorto e la tua bellezza è infinita.
MARIA MADDALENA
Non sono fuggita perché il terrore era finito.
Rimaneva solo la commozione.
Una commozione che somiglia a un tramonto lungo e a un’aurora che non ha fretta.
Cristo mi ha detto vai. E io sono andata.
Non con i piedi. Con il nome.
Francesco sorride. Il suo sorriso è una ferita che non duole.
FRANCESCO
Allora camminiamo insieme, anche se su strade diverse. Io verso Assisi, tu verso il mondo. Io con la corda. Tu con il mare negli occhi. Ma la direzione è una. Tenere insieme ciò che si spezza. L’amore nostro non si spezza.
MARIA MADDALENA
Sì. Tenere insieme. Il deserto è maestro perché toglie. Quando toglie tutto, resta l’essenziale: lo sguardo. E lo sguardo, se è vero, diventa preghiera.
Si guardano ancora. Non è addio. È consegna. Mai addio.
FRANCESCO
Benedici questo inizio nuovo.
MARIA MADDALENA
Ti benedico con l’acqua che non ho. Ti benedico con il fuoco che non brucia. Ti benedico con il silenzio che precede il canto.
Francesco si alza. La corda alla vita fruscia lieve. Maria Maddalena riprende a camminare. Il verde dei suoi occhi trattiene il cielo.
Prima di separarsi, Francesco dice sottovoce, come si dice una cosa che deve restare: “Amare è amore”.
MARIA MADDALENA
E amore è memoria che non invecchia. Noi restiamo così.
Il deserto li riprende entrambi. Non li divide. Li allarga. Due luci che vanno in direzioni opposte, ma con la stessa sorgente dentro. Si incamminano. Ma restano sempre. Si incontreranno ancora. Si incontreranno sempre.
Immagine: Pietà con san Francesco e Maria Maddalena di Annibale di Annibale Carracci.
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