Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt scuote la Germania e riapre il confronto sulla crisi dei partiti tradizionali, sulla remigrazione e sul futuro politico del Paese
di Angela Casilli
Appare difficile commentare, a distanza di pochi giorni, il risultato delle votazioni dell’8 settembre in Sassonia-Anhalt, perché nessuno avrebbe mai immaginato che, da un piccolo Land luterano, caro alla storia della Germania, ma ai margini della politica tedesca, l’AfD si sarebbe spostata dalla periferia al centro, puntando ad un progetto politico, se non egemonico, almeno maggioritario nel Paese.
,Inutile negarlo, l’AfD ha trionfato, molto per merito di Ulrich Siegmund, un giovane politico, metà influencer e metà tribuno, con il talento empatico di chi sa rapportarsi con le masse e che ben pochi leader hanno. Siegmund ha vinto anche perché ha saputo creare una mobilitazione permanente, battendo il terreno palmo a palmo, terreno lasciato libero dagli altri politici a cui, da tempo, non interessava più l’agone politico.
L’ AfD ha un progetto ben preciso e idee radicali, difficili da realizzare se non addirittura illegali, che vedono al centro del programma la “remigrazione”, dopo le migliaia di turchi e siriani accolti dalla Merkel ma, soprattutto, il ritorno ad un mondo, ad un “pensiero” tedesco da imporre con una contro-rivoluzione dal basso, dalle scuole. Un’educazione dove gli alunni tedeschi sono separati da quelli dei rifugiati, dei disabili, con grave disappunto dei docenti che temono, giustamente, questo ritorno al passato: pensare tedesco e solo tedesco.
La domanda che un po’ tutti si fanno è: come mai l’AfD ha ottenuto questa valanga di voti?
La risposta è scontata e sempre la stessa: dalla riunificazione dell’ottobre del 1990, la politica non ha dato le risposte che in Sassonia-Anhalt i cittadini si aspettavano. Il divario tra le due Germanie dell’immediato dopoguerra non è stato colmato, non ha funzionato nulla, forse l’AfD riuscirà a fare quello che gli altri non sono stati capaci di fare.
Per tutto questo, oggi la Germania si trova a dover gestire il suo futuro, guarda caso, proprio risolvendo il dilemma di bandire o no l’AfD, tenuto conto che la costituzione tedesca ha un meccanismo di auto-preservazione che permette di considerare fuorilegge chi minaccia la democrazia, in teoria per abolirla servirebbe una rivoluzione.
Troppo tardi per il bando, il “tabù morale” si è infranto, la società è spaccata e in qualunque modo si decida, la scelta non si può rinviare, anche perché l‘altra grande lezione del voto in Sassonia-Anhalt è stata quella di porre al centro dell’attenzione di tutti, la gravissima crisi dei partiti di centro.
Non è solo in gioco il futuro del cancelliere Merz: la CDU teme per la prima volta il proprio sgretolamento, come è accaduto ai partiti che le sono più vicini in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, perché sono partiti che non hanno un’idea di mondo da offrire, se non la conservazione, la difesa del presente che, però, oggi non entusiasma nessuno, mentre l’AfD, al contrario, offre al “ popolo “ il suo mondo alternativo, la sua visione del futuro.

Angela Casilli
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