Mediterraneo al capolinea: se Hormuz chiude la Sicilia resta al buio

Dimentichiamo il Mar Rosso che abbiamo raccontato finora perché la realtà che emerge oggi, mercoledì 18 marzo 2026, è molto più brutale e ci riguarda da vicino. Mentre a Ginevra si chiudono in queste ore i tavoli tecnici dell’UNCTAD sulla logistica globale, il verdetto per l’Italia è un isolamento che non si vedeva da decenni. Il problema non è più solo la minaccia dei droni, ma il collasso totale dei nervi dello shipping mondiale dopo che lo Stretto di Hormuz è diventato, dall’inizio di marzo, un buco nero della navigazione.

I giganti del mare come MSC e Maersk non stanno più a guardare le mappe: hanno già cancellato le prenotazioni per il Golfo Persico e la motivazione è scritta nei bilanci delle assicurazioni. Oggi, far passare un container nel Mediterraneo costa una “tassa di guerra” che tocca i 4.500 dollari a carico, una cifra folle che rende più conveniente circumnavigare l’Africa e puntare direttamente ai porti del Nord Europa come Rotterdam e Anversa. Per la Sicilia, questo significa lo sfratto esecutivo dalle rotte che contano. I nostri porti, da Augusta a Palermo, stanno subendo quella che i tecnici chiamano “paralisi del piccolo cabotaggio”: le grandi navi madre non entrano più nel bacino del Mediterraneo per evitare di restare intrappolate in un vicolo cieco, preferendo scaricare altrove e lasciando la nostra isola ai margini di un deserto logistico.

Il dato politico è altrettanto amaro. Il governo italiano ha appena blindato la missione Aspides fino al 2027 con un nuovo stanziamento da 15 milioni di euro, ma la verità è che stiamo cercando di svuotare il mare con un cucchiaino. Mentre noi presidiamo Suez con un mandato solo difensivo, la “porta sul retro” di Hormuz è in fiamme e l’Europa non ha la forza politica di intervenire senza rischiare lo scontro diretto con l’Iran. Risultato? Il petrolio Brent balla sopra i 91 dollari, i supermercati siciliani iniziano a vedere i primi scaffali vuoti per la mancanza di imballaggi e carta, e noi restiamo a guardare un orizzonte dove le navi non passano più. A Ginevra stasera si firmano verbali pieni di buone intenzioni, ma nelle tasche dei siciliani l’unica cosa che arriva è un’inflazione del 4,5% figlia di una guerra che abbiamo finto di poter gestire con la diplomazia dei corridoi.

@Riproduzione riservata

Foto di mostafa meraji da Pixabay

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