USPI Informa: CENSIS, 21° Rapporto comunicazione: “Informazione nel mirino”

Screenshot

Di Tania Sabbatini

Non solo la trasformazione interna dell’editoria, ma i fattori esterni quali guerre, politica, economia e trend. Tutto questo sta dettando una crisi dell’informazione che sta attraversando ogni ramo del settore.

Così comincia il 21° Rapporto sulla Comunicazione del CENSIS, intitolato “L’informazione nel mirino”, nel quale si analizzano i dati della relazione tra pubblico e notizie, della presenza degli utenti su siti di informazione e piattaforme, i social, l’Intelligenza Artificiale (IA) e i cambiamenti di abitudini negli ultimi decenni.

I canali delle news: come sono cambiati in 20 anni?

Come si può notare dai continui dati mensilisulla distribuzione e diffusione dei quotidiani, il trend per i media a stampa è in negativo. E continuerà ad esserlo. Nel 2025 si è raggiunto il picco minimo con un valore percentuale del21%, un calo del -0,7% in un anno ma del -46% dal 2007. Ciò vuol dire che in 18 anni il traffico dei quotidiani cartacei si è quasi dimezzato.

Pur avendo un bilanciamento con l’online, i profitti non rimangono uguali e l’ambiente è totalmente stravolto. Abbiamo un decremento a livello annuale, infatti, con il -0,5% e scendono i siti di informazione (-4,3%).

 

photocover: immagine ripresa dal report Censis

Il calo è dovuto a molti fattori, il principale dei quali è la frammentazione dei canali e delle forme di comunicazione informativa che caratterizzano l’universo digitale. Il consumo mediatico di internet per gli italiani tocca il 90,4% di utenza. Lo smartphone rimane la categoria in costante aumento (+1% nel 2025, 90,3% di impiego) ma anche i social riescono a rimanere sulla cresta dell’onda, anche se in percentuale totale leggermente più bassa (+0,9% nel 2025, 86,2% di impiego).

L’informazione “a pezzetti”

La diversificazione dell’informazione online genera uno “frantumazione” delle masse. Questo fenomeno stabilisce nuove gerarchie, creando una flessione generale dei media.

I telegiornali, che continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante, ma quasi esclusivamente adulta, della popolazione, registrano una flessione di -3,8 punti percentuali e si collocano al 43,9%; Facebook diminuisce di -3,3 punti, attestandosi al 33,1%; sostanziale stabilità per i motori di ricerca che sono seguiti dal 23,2% della popolazione. D’altra parte, calano sia i siti di informazione(-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%) (che si attestano rispettivamente al 14,7% e 16,6%). Tengono relativamente meglio i social network: TikTok con un calo solamente dell’1,9% e Instagram dell’1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell’utenza. Gli aumenti sono sporadici e raramente significativi.

L’età conta

Altro fattore che va ad aumentare la stratificazione dei dati è l’età anagrafica. I giovani (14-29 anni) sono affezionati ad un’informazione veicolata dai social, dai video, dalle immagini. I 30-44enni fanno maggiormente riferimento a Facebook (41,4%) e ai telegiornali (35,6%), con una presenza significativa dei siti di informazione (20,1%). Nella fascia 45-64 anni il telegiornale torna a costituire il canale principale (44,5%), affiancato da Facebook (36,5%) e dai motori di ricerca (25,5%). Tra i sessantacinquenni e oltre, il telegiornale è una delle principali finestre sul mondo (67,4%), si collocano a distanza Facebook (29,0%) e le tv all news (25,4%).

L’universo social tuttavia si conferma un settore in crescita. Si guardano sempre più “reel” anche se considerati informazione impropria o superficiale (23,6% degli italiani). Sono quasi 3 italiani su 10 tra quanti usano i social a escludere i reel dall’universo dell’informazione (ma all’inverso 7 italiani su 10 li include).

Ad ogni modo, l’informazione e la percezione di cosa sia informazione cambia. Il rapporto CENSIS valuta che reel e meme fanno parte di una categoria “speciale” di informazione che viene percepita in maniera diversa a seconda dell’età dell’utente. Alla domanda se questi contenuti possano influenzare il modo in cui si percepiscono notizie ed eventi sociali e politici, il 43,5% risponde “a volte” e il 10,7% “sì, spesso”: sommati, più di una persona su due riconosce che il “meme non è uno strumento neutro“, ma può orientare – anche sottilmente – la lettura della realtà. Solo il 16,3% esclude categoricamente qualsiasi influenza. E sono proprio i giovani a mostrare più distanza critica da questo tipo di veicolo informativo.

L’IA e l’informazione

Come riportato dal CENSIS, l’indicatore Eurostat registra che le aziende dell’Ue ad aver fatto maggior uso dell’IA nel 2025 sono quelle appartenenti al settore dell’informazione e comunicazione(62,5%).

Il tipo di IA maggiormente usato è stato il text mining, ovvero l’analisi del linguaggio scritto, di cui si sono servite il 42,2% delle aziende presenti nel settore e che si rivela un ottimo strumento per estrarre dati linguistici da commenti, post e recensioni dei clienti al fine di migliorare prodotti, servizi e processi.

La percezione dell’IA e dell’informazione che hanno gli italiani tuttavia mostra un futuro ben preciso. Nonostante il 61,1% degli italiani ha risposto negativamente alla domanda “Ti sentiresti a tuo agio a informarti attraverso un mezzo interamente generato dall’IA?”, le persone più propense ad accettare questo cambiamento sembrano in costante aumento nell’arco degli anni.

Di questa percentuale positiva (38,4%), il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, mentre un più fiducioso 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fosse completamente gestito dall’IA.

Related posts

Messina, incontro su giovani, adulti e democrazia: l’intervista a Marco Pappalardo

Esce Attractions: il nuovo disco di Francesco Pierotti

USPI informa: News, tecnologia e progresso: OTT responsabili di editoria