Il TAR del Lazio annulla ancora il Nomenclatore Tariffario. Giorlandino: «Il Ministero intervenga subito»

Seconda bocciatura per il provvedimento. La presidente UAP avverte: «Tariffe costruite su un’istruttoria insufficiente e non aderente ai costi reali delle prestazioni». A rischio anche le risorse stanziate per il 2026 mentre salta la riforma dei medici di famiglia e si riaccende il confronto sulla sanità territoriale.

Nuova e pesante battuta d’arresto per il Ministero della Salute sul fronte della riforma tariffaria del Servizio sanitario nazionale. Il TAR del Lazio ha infatti annullato ancora una volta il Nomenclatore Tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale, accogliendo le contestazioni avanzate dall’UAP, l’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata.

Secondo i giudici amministrativi, il documento è stato costruito sulla base di un’istruttoria inadeguata, insufficiente e non coerente con i criteri imposti dalla normativa per determinare tariffe realmente fondate sui costi delle prestazioni. Una pronuncia che mette il Ministero con le spalle al muro e che, secondo l’UAP, impone un intervento immediato.

«Non perda altro tempo», attacca Mariastella Giorlandino, presidente nazionale dell’associazione. «L’inerzia dell’Amministrazione rischia di produrre un danno ulteriore. Non accetteremo che fondi destinati alla revisione tariffaria vengano sterilizzati dai ritardi degli uffici o assorbiti da altre esigenze di bilancio. Se necessario chiameremo i responsabili a rispondere anche davanti alla Corte dei Conti».

Per l’UAP la vicenda non riguarda esclusivamente gli operatori sanitari privati accreditati, ma investe direttamente l’intero sistema sanitario nazionale. Attraverso il nomenclatore vengono infatti definite le remunerazioni delle prestazioni comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza. Tariffe costruite su dati incompleti o su rilevazioni non rappresentative rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle strutture e, di conseguenza, l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari.

Il TAR ha evidenziato criticità riguardanti lo stato dell’istruttoria, i criteri di rilevazione dei costi, la composizione del campione utilizzato per la raccolta dei dati e il coinvolgimento delle strutture interessate. Secondo i giudici, la revisione tariffaria avrebbe dovuto poggiare su basi più solide e su una verifica concreta della corrispondenza tra tariffe fissate e costi effettivi delle prestazioni erogate.

Particolarmente significativa è anche la scelta del Tribunale di non concedere all’Amministrazione il lungo periodo richiesto per mantenere in vita l’attuale sistema tariffario. Pur riconoscendo l’esigenza di evitare vuoti regolatori, il TAR ha chiarito che tale esigenza non può tradursi in un ulteriore rinvio della revisione.

Ora il Ministero dovrà procedere rapidamente con una nuova istruttoria, elaborare una proposta tariffaria adeguata e portarla all’esame della Conferenza Stato-Regioni per arrivare all’adozione di un nuovo decreto.

Sul fronte della sanità territoriale, intanto, arriva un’altra svolta destinata a far discutere. Il Governo ha deciso di fermare il decreto legge che avrebbe modificato il ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Case di comunità.

La riforma prevedeva l’inserimento dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali e il passaggio alla dipendenza per una parte della categoria. La decisione di interrompere il percorso è stata comunicata dal capo di gabinetto del Ministero della Salute, Marco Mattei, agli assessori regionali alla sanità.

La scelta è stata accolta con favore dai medici di famiglia, che da settimane chiedevano un maggiore coinvolgimento nelle decisioni. Di segno opposto la reazione delle opposizioni, che denunciano l’estromissione del Parlamento dal dibattito su una riforma considerata strategica per il futuro dell’assistenza territoriale.

Fonti del Ministero assicurano comunque che il lavoro proseguirà. Il testo, presentato dal ministro Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni e successivamente rielaborato, non era mai stato formalmente approvato ma era già diventato terreno di scontro con le organizzazioni sindacali della categoria e oggetto di tensioni all’interno della stessa maggioranza di governo.

Nell’immediato il decreto verrà sostituito da un accordo con i medici di medicina generale da approvare attraverso un emendamento a un provvedimento governativo oppure mediante il prossimo atto di indirizzo della convenzione nazionale.

L’obiettivo dichiarato dal Ministero resta quello di rafforzare la medicina territoriale e garantire una maggiore presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità, considerate uno dei pilastri della riorganizzazione dell’assistenza sanitaria prevista dal PNRR. Tuttavia, nella sua formulazione originaria, la riforma sembra ormai destinata ad essere accantonata.

Due vicende diverse ma strettamente collegate da un elemento comune: la necessità di accelerare i processi di riforma della sanità italiana evitando ritardi amministrativi, conflitti istituzionali e provvedimenti costruiti su basi tecniche contestate. Mentre il Governo cerca una nuova mediazione sul futuro della medicina territoriale, il Ministero della Salute è ora chiamato a riscrivere rapidamente un Nomenclatore Tariffario che la giustizia amministrativa ha giudicato nuovamente inadeguato.

 

 

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