Libero Grassi, quel no al pizzo pagato con la vita

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29 agosto 2026 | 35 anni dall’assassinio di Libero Grassi a Palermo. Il ricordo dell’imprenditore che disse no al pizzo, denunciò pubblicamente il racket e fu ucciso da Cosa Nostra. A rilanciare oggi la sua voce, l’intervista televisiva dell’11 aprile 1991 pubblicata su Facebook dal magistrato Sebastiano Ardita, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania

Il 29 agosto 1991 Cosa Nostra uccideva LiberoGrassi, imprenditore tessile nato a Catania nel 1924 e trasferitosi a Palermo con la famiglia all’età di otto anni. Dopo gli studi in Scienze politiche a Roma e in Giurisprudenza a Palermo, aveva scelto l’impresa di famiglia nel settore tessile.

Grassi aveva rifiutato il pizzo e aveva deciso di rendere pubblica la sua denuncia. Il 10 gennaio 1991 il Giornale di Sicilia pubblicò la sua lettera aperta, iniziata con quelle parole diventate celebri: «Caro estorsore». Non si limitò alla denuncia sulla stampa. Portò la sua posizione anche in televisione, raccontando il racket e l’isolamento nel quale si era trovato dopo aver scelto di non pagare.

L’11 aprile 1991, durante una puntata di Samarcanda condotta da Michele Santoro, Grassi rilasciò quella che sarebbe diventata la sua più nota intervista televisiva, a meno di quattro mesi dalla sua morte. Parlò del rifiuto del pizzo come di una questione di dignità e libertà d’impresa, denunciò la solitudine degli imprenditori che si opponevano alle estorsioni e affrontò anche il rapporto tra politica, potere economico e mafia.

«A una cattiva raccolta di voti corrisponde una cattiva democrazia», disse in quella trasmissione, collegando la qualità della democrazia ai meccanismi di consenso e ai rapporti opachi tra potere e criminalità organizzata.

La mattina del 29 agosto 1991, intorno alle 7.30, uscì dalla sua abitazione per andare al lavoro. In via Vittorio Alfieri, a Palermo, fu raggiunto da un killer che gli sparò quattro colpi di pistola. LiberoGrassi morì sul colpo. Aveva 67 anni.

Per l’omicidio di Libero Grassi furono individuati e condannati sia i mandanti sia gli esecutori materiali. Tra i mandanti figuravano i boss mafiosi Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pietro Aglieri, Carlo Greco e Francesco Madonia; l’esecutore materiale fu Salvatore Madonia, condannato all’ergastolo.

Oggi, 29 agosto 2026, nel luogo dell’agguato il punto in cui fu ucciso viene segnato di rosso, nel trentacinquesimo anniversario della sua morte.

Il video che accompagna questo ricordo è stato pubblicato su Facebook da Sebastiano Ardita, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania. È proprio l’intervista di Samarcanda dell’11 aprile 1991. La voce di Libero Grassi pochi mesi prima dell’assassinio, quando aveva già scelto di parlare, di denunciare e di non pagare.

https://www.facebook.com/share/r/1HV1Kd3WYT/

https://www.facebook.com/share/r/18Rj6naRwq/

A distanza di 35 anni, questi video riportano al centro la figura di un imprenditore che scelse di non pagare, di denunciare e di esporsi, fino a pagare con la vita il suo rifiuto alla mafia.

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