Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale
Di Roberto Sciarrone
L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?
In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.
Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.
Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.
E l’Europa? Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?
Perché Trump insiste sulla Groenlandia? Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.

