La piazza come agorà di incontri : A un anno dall’elezione di Leone XIV, l’8 maggio 2025, questo volume assume un valore particolare, soprattutto in una fase di intenso dibattito teologico e politico
Agostino chiama Paolo e il cuore raccoglie tutto il vissuto. Diventa memoria. L’anima è la strada che accoglie, vive e dona la Grazia. Siamo davvero liberi sotto la grazia? Riusciamo a essere autentici nelle sfide della storia?
A queste domande sembra rispondere il libro di Papa Leone XIV, pubblicato in questi giorni dalla Libreria Editrice Vaticana. Sono 560 pagine che raccolgono scritti, discorsi, omelie e lettere di Robert Francis Prevost composti tra il 2001 e il 2013, quando era priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino.
Pubblicarlo oggi, in un contesto così complesso, è un gesto significativo, quasi profetico. Lo dimostrano parole come queste:
«Dobbiamo cercare insieme di essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti di dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, di dialogo e di amore».
A un anno dall’elezione di Leone XIV, l’8 maggio 2025, questo volume assume un valore particolare, soprattutto in una fase di intenso dibattito teologico e politico.
Si tratta di un vero e proprio manifesto, ma anche di una dichiarazione di metodo. Perché un Papa pubblica i testi del priore? Perché il priore è già, in nuce, Papa. Perché l’Agostino che lo forma è lo stesso che lo guida da quando è stato toccato dalla fede.
Uno dei concetti che ritorna con maggiore insistenza è la perseveranza:
«La perseveranza è un grande dono che il Signore è pronto a offrirci. Ma dobbiamo imparare ad accoglierlo e a farlo diventare vita. È uno di quei doni che si costruiscono nel tempo, nelle piccole prove iniziali che ci rendono più forti e capaci di portare la Croce quando diventa più pesante».
Cristo, Paolo e Agostino: un triangolo spirituale che attraversa tutto il volume.
Il libro è un itinerario più che una tesi. Non vuole dimostrare, ma testimoniare. Non è un trattato sistematico, ma un cammino: un magistero frammentario che trova unità.

Curato da Rocco Ronzani, Miguel Ángel Martín Juárez e Michael Di Gregorio, con l’impulso iniziale del priore generale Joseph Farrell, il volume raccoglie testi nati per confratelli, parrocchie e comunità, oggi divenuti patrimonio della Chiesa universale.
La stella polare è sempre Agostino. Non un Agostino citato, ma un Agostino vissuto. Perché Agostino è metodo, sguardo, inquietudine, interiorità. Prevost non fa archeologia: fa scuola. Una scuola di interiorità per tempi esteriori.
I pilastri sono chiari: comunione, servizio gratuito alla Chiesa, difesa dei poveri, impegno per la pace. Quattro risposte alle sfide della storia.
Per Agostino era la caduta di Roma. Per Prevost sono globalizzazione, secolarizzazione, migrazioni e guerre. Cambia il secolo, non cambia l’uomo.
Il concetto di libertà è centrale. “Liberi sotto la grazia” non è un ossimoro, ma puro pensiero agostiniano: è l’uomo che sceglie perché è amato, che serve perché è stato liberato.
Prevost insiste sul primato della vita interiore: senza interiorità, la libertà diventa slogan; la comunione, organizzazione; il servizio, carriera; la pace, semplice equilibrio di forze.
La comunione è un altro nodo fondamentale. L’Ordine agostiniano è famiglia: cor unum et anima una in Deum. Il priore non è un manager, ma un padre, un fratello, un custode della regola e del fuoco.
La vita comune diventa così profezia contro individualismo e solitudine. Una Chiesa in miniatura, una scuola di sinodalità prima ancora della sinodalità.
Prevost non fugge nel passato: porta Agostino nel presente, fino a Chiclayo, dove è stato vescovo dal 2014. Porta Agostino nelle periferie, nei dicasteri, nel conclave. Nei suoi testi si avverte l’America Latina, la questione sociale, il tema della pace — non come irenismo, ma come giustizia e verità.
Anche lo stile è agostiniano: essenziale, concreto, privo di retorica. Per questo il volume è in corso di traduzione in oltre 30 Paesi.
Nell’omelia di Santa Rita del 2006, Prevost definisce la spiritualità agostiniana come missione evangelizzatrice. Non devozione privata, ma apertura al mondo.
Con questo libro si comprende chi è Leone XIV prima ancora del pontificato: un cammino che nasce dal noviziato del 1977, passa per la tesi del 1987, il priorato del 2001, l’esperienza pastorale e il servizio alla Chiesa universale.
È un pontificato agostiniano: di comunione, interiorità e pace. In un tempo di guerra, solitudine e rumore.
Agostino diceva: «Temo il Signore che passa». Prevost aggiunge: «Temo l’uomo che non si ferma». E il Papa sembra dire: fermatevi, entrate in voi stessi. Lì abita la verità. Lì abita la grazia. Lì siete liberi.
Il viaggio spirituale diventa pellegrinaggio interiore. Nei Soliloqui agostiniani, la spiritualità è già cammino.
Scrive Prevost:
«Per noi religiosi consacrati, il viaggio è un’esistenza al servizio di Cristo… Ma possiamo rallentare, diventare soddisfatti, perfino stagnanti nella vita spirituale».
È un richiamo forte, rivolto anche al nostro tempo, segnato da precarietà e conflitti.
Resta allora la domanda finale:
«Sembra che Dio abbia ogni giorno meno spazio. È davvero così?»
È la fede che ci interroga. E noi?
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro
del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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