Lo Stato centrale ha rotto il patto. Quello che doveva essere il piano di rinascita post-pandemico si è trasformato in un’operazione di chirurgia finanziaria che sta amputando il futuro delle nostre province. Mentre i palazzi del potere celebrano la “messa in sicurezza” dei conti e l’invio delle richieste di pagamento a Bruxelles, nelle piazze d’Italia si consuma una desertificazione istituzionale: ogni riga cancellata a Roma diventa una trincea abbandonata nei nostri territori.
La minaccia di dimissioni in blocco dei sindaci, che in questi giorni stanno portando emendamenti disperati al Decreto PNRR 2026, non è folklore politico. È l’urlo di chi ha i numeri davanti agli occhi. Parliamo di 13 miliardi di euro scippati ai Comuni. Non sono astrazioni: sono 6 miliardi destinati alla valorizzazione del territorio e 3,3 miliardi per i Piani Urbani Integrati che sono spariti dai bilanci locali. Risorse che avrebbero dovuto finanziare la messa in sicurezza di scuole, asili e il contrasto al dissesto idrogeologico in terre che, come la Sicilia — che da sola perde oltre 750 milioni di euro — si sgretolano a ogni pioggia.
Il cinismo della burocrazia centrale è nei dettagli: lo Stato ha usato i sindaci come “soggetti attuatori” per ottenere i fondi dall’Europa, lasciandoli poi soli a gestire cantieri già pronti e progetti pagati dalle casse comunali che ora non hanno più copertura. Un Comune di poche migliaia di abitanti non può reggere il peso di progettazioni che, con il rincaro dei materiali che ha sfiorato il 35%, sono diventate insostenibili senza il supporto promesso.
Per chi scrive da Messina, questo film è un déjà-vu atroce. Sappiamo che quando il “centro” parla di “efficienza della spesa”, intende che la periferia è sacrificabile. Ma stavolta il tradimento è certificato. Se i sindaci getteranno la fascia tricolore, non sarà un gesto di resa, ma la denuncia di un’eutanasia programmata. Un Paese che spegne i suoi borghi e disarma i suoi amministratori locali è un Paese che ha rinunciato alla sua identità. Se muore il piccolo Comune, muore lo Stato sul territorio. E di questo naufragio, Roma resterà l’unica, colpevole vedetta.
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