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Elezioni amministrative in Gran Bretagna: terremoto per laburisti e conservatori

Redazione

Di Oliver Hearn

Le elezioni amministrative di giovedì, arrivate a due anni dall’insediamento di Starmer a Westminster, hanno segnato l’inizio della fine per il bipartitismo britannico. Gli estremi – sia a destra che a sinistra – sono in forte crescita. Anche in Scozia e in Galles, con le elezioni dei parlamenti autonomi, lo spoglio delle schede ha portato grandi sorprese

In grandi parti del Regno Unito si è votato giovedì per eleggere 5.066 rappresentanti delle amministrazioni locali. Queste elezioni, che si tenevano principalmente nelle aree più urbane, dovevano essere una prova dell’andamento per il Partito laburista, da due anni al governo a Westminster. Nelle precedenti elezioni del 2022, il partito del premier Keir Starmer  aveva conquistato ben 2.196 seggi mentre il Partito conservatore – tradizionalmente più debole nelle zone urbane di Londra, Birmingham e Manchester – appena 1.134.

I risultati

Procedendo allo spoglio, la crisi per Starmer si faceva sentire già nella tarda serata di giovedì, confermata poi con i risultati finali arrivati in maniera graduale tra venerdì e sabato.

I laburisti escono dall’appuntamento elettorale superando di poco i mille eletti, con una perdita di oltre mille consiglieri. Il Partito labourista, che prima di giovedì deteneva la maggioranza in 63 dei consigli comunali contesi, ne ha persi ben 35. Non è andato molto meglio per i conservatori, partito al governo a Westminster dal 2010 al 2024 che difendeva più o meno 1.100 consiglieri, che ha visto la sconfitta di 560 dei suoi eletti.

Novità più schiacciante di queste elezioni è stata la crescita sfrenata della nuova incarnazione del partito di Nigel Farage, Reform UK. Arrivato a queste elezioni con pochissimi seggi, ha fatto eleggere 1.500 dei suoi rappresentanti, a discapito dei due grandi partiti storici. Ha acquistato il controllo di 14 consigli locali, principalmente nel nord dell’Inghilterra, in zone che hanno favorito la Brexit nel referendum del 2016.  Anche per i Verdi, che hanno sempre faticato a far sentire la loro voce, la tornata elettorale è andata molto bene: con il nuovo leader, Zack Polanski, hanno acquistato 550 seggi e il controllo di quattro consigli.

Nel frattempo, in Galles e in Scozia si votava anche per eleggere i due Parlamenti che governano quelle due nazioni autonome. Mentre la Scozia è governata da anni dal Partito nazionalista scozzese (SNP) che ha vinto il suo quinto mandato pur non acquistando la maggioranza, in Galles la situazione era molto più contesa. Il primo ministro del Galles, la laburista Eluned Morgan, ha accettato già nella notte tra giovedì e venerdì la sconfitta, in favore del partito autonomista Plaid Cymru. Morgan, dal 2024 primo ministro, non è neanche riuscita a farsi rieleggere nel parlamento del Galles, con il partito Laburista fermo a 9 seggi, rispetto ai 44 di prima. Gli autonomisti sono arrivati, invece, a 43 seggi, mentre i faragisti sono ora la seconda presenza nel parlamento con 34 seggi.

Il crollo del bipartitismo

Questa tornata elettorale, più che mai, ha segnato la rottura del sistema bipartitico che governa il Regno Unito dalla nascita della sua democrazia parlamentare. Un’analisi del politologo John Curtice ha tradotto i risultati di queste elezioni amministrative in cifre sul piano nazionale: Curtice posiziona Reform UK di Farage in vantaggio, con 26% dei voti, seguito dai Verdi con 18%, il partito laburista e i conservatori entrambi con 17%, e i liberaldemocratici a 16%.

Se questo previsione si dovesse realizzare alle elezioni politiche previste per il 2029 sarebbe uno scenario totalmente sconosciuto per Londra. La prospettiva di elezioni con cinque contendenti al governo nazionale segna un vero cambio di rotta, mentre il paese naviga in acque sempre più sconosciute. Il sistema politico di Westminster non è abituato alla creazione di coalizioni e, in anni recenti, il paese è stato governato solo una volta da una maggioranza composita.

Un futuro per la politica britannica

Il futuro della politica britannica appare molto incerto. Da una parte si può prevedere che Reform UK e i Verdi continueranno la loro crescita, soprattutto se i giudizi sul governo Starmer dovessero rimanere negativi. Starmer, però ha ribadito: il risultato “non indebolisce la mia determinazione a realizzare il cambiamento promesso.” Sulla stampa britannica circolano già ipotesi su una possibile strategia di uscita per StarmerIl Times riferisce che il ministro Ed Miliband, precedente segretario dei laburisti, starebbe spingendo per un ordinato passaggio del testimone a favore di un nuovo leader.

Anche se ha evitato la prospettiva di elezioni politiche anticipate, Starmer si renderà conto oggi come mai prima della difficoltà della sua posizione in un partito variegato come il suo. In una mossa considerata un ramo d’ulivo verso i suoi tanti oppositori interni, Starmer ha annunciato oggi che l’ex premier Gordon Brown, primo ministro tra il 2007 e il 2010, entrerà nella compagine governativa come inviato speciale per la finanza globale.

Con la crescita di nuovi populismi, i liberaldemocratici e i conservatori si trovano in una posizione molto pericolante. Mentre questi due partiti tradizionali dovrebbero essere in forte crescita, sono invece da tempo fermi nei sondaggi: l’ascesa dei Verdi e dei faragisti rappresenta un forte ostacolo per essi.

photocover: Keir Starmer parla fuori dalla sua residenza ufficiale (foto di Number 10, CC BY-NC-ND 2.0. “<a href=”https://www.flickr.com/photos/number10gov/5406882609)

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