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Uspi informa.ISTAT, Rapporto 2026: panoramica economica, sociale, digitale

Redazione

di Tania Sabbatini

Nella 34° edizione del Rapporto annuale ISTAT che fotografa la situazione del Paese, l’Autorità ci fornisce un quadro informativo su economia, demografia, ambito sociale e tecnologico.

Il Rapporto, strutturato in quattro capitoli, si sofferma “sulle dinamiche che sostengono la coesione della nostra società e la nostra capacità di innovazione e di sviluppo”.

Nel primo capitolo, i dati presentano la situazione generale riguardante economia e ambiente e le sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare. Il secondo capitolo gira intorno ai numeri, attività e qualità di vita, disuguaglianze sociali della popolazione. Mentre nel terzo si dà più spazio alle risorse strategiche per il futuro, il capitale umano attuale in Italia. Il quarto, come sintesi conclusiva, ingloba concetti e dati dei precedenti capitoli e li inserisce in un quadro di impresa ed economia, con una panoramica sul passato e sulle sfide per il futuro.

Il digitale in Italia: pervasività e aree vuote

Competenze e uso del digitale sono oramai “condizioni essenziali” per “garantire un livello adeguato di inclusione sociale”. Per inclusione non si parla solo di coesione e compartecipazione dei cittadini nelle attività sociali, ma anche di aggiornamento e informazione, cultura, sviluppo personale e collettivo.

L’ambiente digitale rappresenta letteralmente un mondo e una società paralleli a quella “reale” che viviamo tutti i giorni. La pervasività degli ambienti digitali in Italia è oramai a percentuali molto alte, sintomo di un coinvolgimento attivo della popolazione.

Secondo i dati ISTAT del Rapporto, tra le persone fino ai 54 anni, la quota di non utenti di Internet – ossia persone che non hanno usato Internet negli ultimi tre mesi – risulta residuale (meno del 4,0%) e i livelli di utilizzo si collocano su valori in linea con la media degli Stati membri Ue. Cambia la situazione a seconda dell’età anagrafica. Infatti, per gli over 75, la percentuale di non utenti sale a 62,8%, con uno sfavore maggiore per le donne.

Se si considera il titolo di studio come parametro principale, vediamo salire il numero di utenti online anche tra gli over 75 e diminuisce anche la disparità tra sessi.

Competenze digitali, un crescendo

In un confronto europeo sulle competenze digitali, l’Italia non performa bene, collocandosi al di sotto della media Ue.

La differenza tra chi utilizza Internet e chi si può considerare competente in ambito digitale cambia considerevolmente i dati e fotografa un’Italia diversa da quella appena presentata. Negli anni post-Covid, certamente la popolazione ha migliorato le sue competenze, tuttavia, nel complesso l’Italia è ancora sotto di -6,1 punti percentuali rispetto alla media Ue.

Nonostante il crescendo, i servizi digitali e la Pubblica Amministrazione (PA) online sono ancora poco utilizzati. “Il 34,3% delle persone di 16 anni e più non ricorre all’identità digitale, il 33,2% non effettua acquisti tramite commercio elettronico, il 36,1% non interagisce online con la PA”. Per quanto riguarda la consapevolezza dell’esperienza digitale, le analisi mostrano ancora criticità: “il 38,3% dichiara di avere incontrato contenuti falsi o dubbi su siti di notizie o sui social media (il 23,1% ne ha verificato l’attendibilità e il 14,9% non lo ha fatto)”.

Social, aumenta tempo dedicato

“Riconoscere quanto tempo si trascorre online e sui dispositivi digitali, insieme alle possibili implicazioni per il benessere personale, è indispensabile per trovare un equilibrio tra i vantaggi della tecnologia e il sovraccarico informativo, la riduzione della concentrazione e il minore tempo dedicato alle attività offline”.

L’uso di Internet, aumentando gli schermi a disposizione della popolazione diventa dunque un’esperienza sempre più totalizzante. Non solo per quanto riguarda il tempo speso (5 ore e 25 minuti giornalieri se si considera solo la popolazione che ne fa uso), ma anche per le fasi della vita.

Afferma il Rapporto che l’uso del digitale è riscontrabile anche a partire dai 3 anni di vita fino alle età più avanzate. “I bambini tra 3 e 5 anni lo utilizzano in media per circa 1 ora al giorno, prevalentemente per attività ludiche; ma considerando solo chi ne fa uso (37,2%), il tempo dedicato sale a 2 ore e 49 minuti. Nelle classi di età successive, il tempo aumenta, raggiungendo il valore più elevato tra i 15 e i 24 anni (5 ore e 47 minuti, con l’86,5% di utilizzatori), per poi stabilizzarsi nelle età adulte, sopra le 4 ore, e diminuire a partire dai 55 anni”.

Questo grande utilizzo degli schermi quali tablet e smartphone è incentivato dall’uso dei social, grande traino per la diffusione di Internet e il suo utilizzo sempre più costante e pervasivo.

I social di messaggistica istantanea, orientati alla comunicazione interpersonale (ad esempio WhatsApp e Telegram), rappresentano la tipologia più diffusa e trasversale. Seguono le piattaforme di contenuti audiovisivi (ad esempio, YouTube, Instagram e TikTok) e quelle orientate alla costruzione e alla gestione di reti sociali (ad esempio, Facebook, LinkedIn), mentre le piattaforme dedicate alla conversazione pubblica (ad esempio, X e Threads) registrano livelli di utilizzo più contenuti.

IA

Infine, solo il 19,9% dei 16-74enni sa e ha utilizzato strumenti di Intelligenza Artificiale (IA) negli ultimi 3 mesi. Un valore molto basso che colloca l’Italia al penultimo posto nella graduatoria europea (la media Ue è del 32,7%). L’impiego di questi strumenti è molto più diffuso tra i giovani (47,2% dei 16-24enni), ma lo scarto rispetto al valore medio Ue (63,8%) rimane ampio anche in questa classe di età. L’uso dell’IA risulta leggermente più diffuso tra gli occupati (21,9%) e, in generale, è positivamente associato al livello di istruzione: dal 3,6% delle persone con al massimo la licenza media al 32,0% di chi ha un titolo di studio terziario.

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