Classica, dance, elettronica e ora un pop d’autore essenziale. Don Jio racconta il punto di svolta della sua carriera: la presa di coscienza di un amore finito, la scelta di cantare nella propria lingua e la voglia di tornare a suonare dal vivo con una bandDalla classica alla dance, fino a un pop d’autore intimo ed essenziale. Don Jio racconta la svolta della sua carriera con “Bacio Rubato”: il ritorno alla lingua italiana, la consapevolezza di un amore finito e il desiderio di lasciare lo studio per ritrovare il palco, una band e il contatto diretto con il pubblico
di Antonella La Mantia
La traiettoria artistica di Don Jio è quella di un musicista in perenne ricerca espressiva, capace di attraversare mondi sonori apparentemente distanti mantenendo sempre intatta la propria urgenza comunicativa. Dai primi passi sulla tastiera e l’esperienza nei Piccoli Cantori Veneziani all’adolescenza trascorsa a Bologna tra conservazione classica e jam blues e jazz presso la Music Academy, il suo background ha radici solide e poliedriche. Negli anni Duemila, sotto lo pseudonimo di Giio, si è affermato nella scena dance internazionale (siglando brani come Zigano, entrato nelle classifiche britanniche), per poi fondare con Dariush il progetto pop elettronico Lunatiq Phase, sfociato negli album Different Perceptions (2015) e LP (2018).
Il trasferimento a Berlino nel 2010 segna un ritorno all’essenziale: l’elettronica lascia spazio al pianoforte, agli archi e a sonorità dal respiro cinematografico. È la nascita di Don Jio. Nell’autunno-inverno del 2025, con l’album solista Way Out, l’artista raggiunge la piena autonomia produttiva, curando ogni aspetto, dalla composizione al montaggio dei videoclip.
Dal 26 giugno 2026, Don Jio inaugura un nuovo capitolo della sua carriera con la pubblicazione sui digital store e in rotazione radiofonica dei singoli “Bacio Rubato” e della sua versione spagnola “Beso Robado”, presentati in anteprima assoluta il 21 giugno con un set essenziale per piano e voce in occasione della Fête de la Musique a Berlino.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo meglio grazie a un’interessante intervista:
Dal 26 giugno sono disponibili sui digital store e in radio “Bacio Rubato” e la versione spagnola “Beso Robado”. Dopo anni dedicati interamente alla scrittura in lingua inglese, questo progetto segna il tuo primo vero ritorno all’italiano e all’universo latino. Come è nata l’esigenza di questo cambio di rotta e cosa ha significato per te cantare di nuovo nella tua lingua madre?
Sono davvero entusiasta di aver avuto l’idea di cantare in italiano. Per me segna una svolta importante, perché è stato tutto diverso fin dall’inizio: dalla composizione del testo al modo in cui sentivo ogni parola mentre la cantavo, quasi fino alla commozione. Le parole arrivavano in modo più naturale, meno cercato, come se fossero già dentro di me. Dopo anni in cui ho scritto e cantato solo in inglese, tornare alla mia lingua madre mi ha fatto riscoprire un rapporto più diretto e viscerale con la scrittura. Con ‘Bacio Rubato’ sento di confermare il mio stile e la mia identità artistica, ma allo stesso tempo di aprire una fase nuova del mio percorso. Sono molto curioso di vedere come reagirà il pubblico italiano, e anche quello latino con ‘Beso Robado’. Mi sto dedicando a due universi artistici nuovi per me, ma a cui tengo moltissimo. Credo che da questo momento in poi questa sarà la mia direzione artistica, perché cantare in italiano e in spagnolo mi permette di esprimere qualcosa di più immediato, personale e autentico.
“Bacio Rubato” affronta un tema emotivo molto forte e doloroso: la presa di coscienza di non essere amati con la stessa intensità. Come si riflette questo momento di rottura all’interno della struttura musicale della canzone?
La canzone nasce da un’immagine intima e precisa: un bacio ‘rubato’ davanti ai propri occhi, lasciato accadere come se la propria presenza non contasse più. È una confessione lucida e vulnerabile, sospesa tra il desiderio e la necessità di doversi salvare. Esplora proprio il contrasto tra l’abbandonarsi a un sentimento e il prendere atto che l’altro sceglie la distanza o l’ambiguità. Volevo raccontare una caduta emotiva che si trasforma però in un atto di dignità: quando capisci che amare profondamente non basta se non c’è lo stesso coraggio dall’altra parte, l’unica scelta è costringersi a smettere di amare e sparire.
Per tradurre tutto questo in musica ho scelto una produzione essenziale ma cinematografica, che è un po’ la mia cifra distintiva: pianoforte, archi e basso. A impreziosire il brano c’è un breve intervento di chitarra che richiama il mondo latino e crea un ponte diretto con la versione spagnola ‘Beso Robado’, spalancando la porta a un immaginario appassionato in cui convivono amore, nostalgia e malinconia.
Anche la componente visiva del progetto rispecchia questa ricerca di autenticità. Il videoclip di “Bacio Rubato” sceglie una linea volutamente minimale ed elegante. Ci racconti com’è nata l’idea delle riprese a Berlino?
Dopo aver esplorato molte location diverse nei video precedenti, questa volta volevo concentrarmi principalmente sull’interpretazione, sul testo e sul messaggio della canzone, senza elementi visivi che potessero distrarre. Abbiamo girato a Berlino in uno spazio raccolto ed essenziale, dove si trovava uno splendido pianoforte a coda. Mi mostro semplicemente in smoking, seduto al pianoforte, in una performance diretta. Per rafforzare l’impatto emotivo, alcune frasi del testo compaiono a schermo per guidare l’attenzione di chi ascolta verso il significato più profondo della canzone. La scelta è stata chiara fin da subito: pianoforte, voce, eleganza ed interpretazione.
Dalle prime esperienze nei cori giovanili e le produzioni dance come Giio, fino alla piena maturità solista di “Way Out” e a questo nuovo capitolo in italiano, la tua storia mostra un’incessante evoluzione. Quali sono ora i tuoi prossimi obiettivi artistici?
Dopo un periodo lungo e intenso di lavoro solitario in studio, dove mi sono occupato autonomamente di ogni dettaglio produttivo e visivo, sento forte il bisogno di uscire da quella dimensione individuale. Il mio obiettivo principale per il futuro è abbandonare temporaneamente la solitudine del computer per dedicarmi alla dimensione dei concerti dal vivo. Desidero arricchire il mio sound attraverso il confronto con altri musicisti, suonare con una band e ritrovare un contatto diretto, umano e viscerale con il pubblico. Voglio vivermi appieno il ruolo di cantante sul palco, riscoprendo la musica come esperienza collettiva.
La traiettoria artistica di Don Jio evidenzia come la maturità musicale possa fondersi con il coraggio di mettersi a nudo. Attraverso un percorso che parte dalla formazione classica e passa per la sperimentazione elettronica fino ad approdare a un pop autorale elegante e intimista, l’artista dimostra come la fragilità possa trasformarsi in una risorsa espressiva di rara potenza. Con la pubblicazione di “Bacio Rubato” e “Beso Robado”, Don Jio definisce il proprio presente al di fuori delle mode passeggere, ponendo al centro la forza delle parole e l’immediatezza dell’emozione.
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