Uno studio del Politecnico di Milano analizza come l’AI agentica trasformerà il lavoro creativo, tra nuovi team, autorialità distribuita, leadership e responsabilità
Lavoro creativo e Intelligenza artificiale non corrono più su binari separati. Un nuovo studio del Politecnico di Milano racconta come cambieranno i team quando l’AI agentica entrerà davvero nei processi di innovazione. Non parliamo di un’ipotesi lontana: le aziende iniziano già a fare i conti con questo scenario.
Chi ha condotto lo studio
Il gruppo di ricerca LEADIN’Lab ha presentato i risultati durante il convegno dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking. L’evento fa parte degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Emilio Bellini, Research Direction dell’Ateneo, ha guidato la riflessione. Il team ha lavorato per un anno assieme alle aziende, costruendo scenari sul lavoro creativo nel 2035.
Dall’accelerazione al ritmo giusto
Oggi le imprese usano l’Intelligenza artificiale soprattutto per accelerare: produzione di contenuti, progettazione grafica, analisi dei dati, generazione di idee. Lo studio propone un cambio di prospettiva. Al centro non deve stare solo la velocità. Conta anche il ritmocon cui i team lavorano insieme, e il piacereche le persone provano nel farlo.
La creatività incarnata
La ricerca introduce, infatti, il concetto di embodied creativity, la creatività incarnata. L’idea è semplice: creare non significa solo produrre output. Significa dare senso, presenza e relazione al lavoro quotidiano. Le persone restano al centro del processo anche quando i sistemi agentici prendono decisioni sempre più autonome.
Autorialità distribuita e nuove responsabilità
Con l’AI agentica, un progetto creativo può nascere dal contributo combinato di persone, piattaforme, dati e sistemi intelligenti. Gli esperti parlano, infatti, di distributed authorship: l’autorialità diventa, quindi, una rete. Questo cambia le regole su originalità, proprietà intellettuale e responsabilità. Un manager potrà, dunque, integrare competenze diverse grazie a ecosistemi intelligenti, ampliando così il proprio perimetro creativo.
Cosa cambia nei team
Il lavoro creativo del futuro chiederà nuove competenze di leadership. I team dovranno gestire significato, contesto e relazioni, non solo strumenti tecnici. Il valore di un processo creativo, secondo lo studio, potrà non dipendere più dalla velocità di completamento, ma dall’esperienza e dal piacere che genera per chi lo vive.
Lavoro creativo: una sfida culturale prima che tecnica
La vera partita, dunque, per i ricercatori del Politecnico non riguarda solo gli strumenti. Riguarda chi crea, chi decide e chi risponde dei risultati quando l’AI agentica entra nel processo. Il lavoro creativo dei prossimi anni chiederà alle organizzazioni di ripensare ruoli e relazioni, non solo tecnologie.
Articolo di M.P.
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