L’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata al Teatro Brancaccio di Roma per la sua per denunciare disparità tariffarie, regole non uniformi e criticità che incidono su qualità dell’assistenza, sostenibilità delle strutture e tempi di accesso alle cure. Al centro del confronto il ruolo della sanità accreditata dentro una rete che rivendica integrazione, sicurezza clinica e tutela effettiva del diritto alla salute.
L’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata sceglie il Teatro Brancaccio di Roma per la sua “manifestazione nazionale”. Al centro della mobilitazione la rivendicazione dell’Uap per una unificazione delle tariffe per le prestazioni sanitarie. L’unione lamenta da tempo la differenza di trattamento nei confronti di sanità pubblica, privata e farmacie. Oltre alle differenze di remunerazione per ogni Regione davanti alla stessa prestazione. “Stesse cure. Stesse Regole” è lo slogan. Alla mobilitazione tantissime sigle della sanità tra cui Anmed, Anisap, Confapi. Ugl Salute, Ansoc, Confesercenti, Confimprese e altri. Come ribadito dalla presidente Mariastella Giorlandino: “Quella di oggi non è una manifestazione di categoria. È una manifestazione per difendere il Servizio sanitario nazionale. Parliamo di uno dei pilastri della nostra democrazia, nato dall’articolo 32 della Costituzione, che afferma un principio semplice ma
straordinario: la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività”. All’evento anche il giornalista e conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone a fare da testimonial della campagna e Monsignor Paglia che nell’intervento iniziale ha ricordato l’importanza di una sanità che raggiunge realmente tutti, specialmente i più fragili. “La sanità non va politicizzata, deve andare in contro al cittadini, con percorsi nello stesso orientamento senza scorciatoie” prosegue Giorlandino. “Se ci sono 420 requisiti da rispettare chiunque mette una mano addosso a una persona per curarla anche solo per un elettrocardiogramma deve rispettarli. E poi bisogna uscire dal feudalesimo, facciamo la Repubblica e facciamo una sanità nazionale a livello umano. E la sanità non è un’economia di scala, come vogliono farci credere le multinazionali”.

Luca Marino, vicepresidente della sezione Sanità di Unindustria, ha posto l’attenzione sulla diagnostica di laboratorio e sulla necessità di una governance clinica rigorosa. Marino ha riconosciuto “il valore delle farmacie come presidi di prossimità, ma ha sollevato un tema di equità normativa e sicurezza clinica. Se la prestazione sanitaria è la stessa, è legittimo chiedersi perché le regole non debbano esserlo”, ricordando che i laboratori “operano sotto regimi rigorosi di autorizzazione, direzione sanitaria e controlli di qualità che garantiscono risultati affidabili per i pazienti”.

