A pochi mesi dal completamento definitivo del passaggio obbligatorio al mercato libero, l’esordio delle nuove bollette parametriche si sta trasformando in un risveglio traumatico per milioni di famiglie italiane, costrette a fare i conti con rincari fantasma che superano il 35% a parità di consumi reali
I contatori nelle nostre case continuano a girare con lo stesso ritmo di sempre, ma dentro quelle buste bianche che troviamo nella cassetta della posta la realtà è stata completamente stravolta. A pochi mesi dal completamento definitivo del passaggio obbligatorio al mercato libero, l’esordio delle nuove bollette parametriche si sta trasformando in un risveglio traumatico per milioni di famiglie italiane, costrette a fare i conti con rincari fantasma che superano il 35% a parità di consumi reali. Non si tratta di una fiammata dei prezzi del gas o dell’energia sul mercato all’ingrosso di Amsterdam o sulle piattaforme del PUN. È qualcosa di molto più sottile, una trappola perfettamente legale mimetizzata tra le pieghe di contratti firmati spesso sotto la pressione di call center aggressivi o per la fretta di mettersi in regola.
I centralini delle associazioni dei consumatori sono letteralmente presi d’assalto da giorni. Chi apre la fattura convinto di aver risparmiato grazie a uno spread apparentemente basso sulla materia prima, scopre invece che la PCV – il Prezzo di Commercializzazione e Vendita – è stata gonfiata a dismisura. Quella che nell’orbita protetta dell’autorità pubblica era una quota fissa calmierata intorno ai 65 euro all’anno, oggi è schizzata nei listini privati a medie di 144 euro, toccando in molti casi la soglia dei 180 euro annui. Un vero e proprio canone fisso mensile che svuota le tasche prima ancora di accendere una lampadina.
La radiografia di questa stangata poggia su formule matematiche astruse e clausole scritte in caratteri microscopici, un labirinto di postille dove i fornitori sono riusciti a scaricare sui clienti finali persino i costi delle perdite di rete della bassa tensione, quel 10,2% di energia dispersa lungo la rete nazionale che i giganti del settore ricaricano direttamente sul prezzo al chilowattora dei consumatori. Il paradosso che fa saltare sulla sedia i cittadini è macroscopico: esaminando il dettaglio delle voci, moltissimi utenti si rendono conto di pagare molto più per le tasse, i balzelli fissi e le spese di trasporto che per l’effettivo consumo di energia.
Chi ha consumato cinquanta euro di corrente elettrica, si ritrova una fattura da centocinquanta, intrappolato in un meccanismo tariffario che premia la finanza speculativa delle aziende a discapito del risparmio virtuoso delle famiglie. È l’anno della grande stangata, un’operazione di trasferimento di ricchezza dai bilanci domestici ai profitti dei privati, consumata nel silenzio di una transizione che doveva portare la libertà della concorrenza e ha regalato, nei fatti, solo il saccheggio autorizzato dei conti di casa.
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